Kurt Mair : Venus érotica

 

« L’art n’est jamais chaste » disait Picasso.

 Derrière des tentures chamarrées de velours rouge, par la fenêtre ouverte sur la chambre, le regard de l’artiste nous invite à pénétrer dans l’intimité d’une femme offerte, en pamoison. La forte présence de ce corps splendide nous entraîne dans un jeu de miroirs aux reflets troublants. A coup de pinceau ou de burin, selon les techniques, le peintre-graveur Kurt Mair a élaboré un véritable réseau dont la multiplicité des points de vue n’est pas sans rappeler les compostions  de la renaissance italienne mais aussi de la peinture flamande et germanique. Cible du feu croisé de nos regards, telle « Suzanne au bain » surprise par « les vieillards », la belle odalisque tente d’échapper au champ clos de la toile pour nous saisir. Mais cette femme fuyant sa propre réalité n’est plus une femme. Elle est la représentation de « la femme », mise en scène par l’artiste, pour  incarner le désir et l’émotion sensuelle d’un émoi charnel.

Soutenu par un dessin très affirmé, Kurt Mair est aussi un grand coloriste qui connaît toutes subtilités du clair-obscur pour mettre l’accent sur le caractère érotique de la scène en concentrant la lumière sur le corps du modèle. Dans cette lutte incessante pour provoquer « le désir attrapé par la queue », il instaure un débat avec d'autres peintres figures de l'école vénitienne ...

Sans jamais céder au piège de la copie détournée ou de la parodie maniériste, Kurt Mair remonte le courrant de l’histoire de l’art pour faire l’éloge de la grande peinture. Il empreinte au Caravage, à Titien, à Ingres et plus près de nous à Degas. Toutes ces citations  sont alors un prétexte scénographique pour déployer sa virtuosité dans la constitution d’une dramaturgie en prise directe avec notre époque contemporaine.

Le jeu des significations, le mélange des émotions, la mise en perspective de la tradition et du modernisme confère à l’œuvre de Kurt Mair une résonance particulière en demi-teinte qui nous renvoie à nos propres questionnements narcissiques et nos fantasmes les plus intimes.

 Lorsque tout le monde s'était retiré, vers midi,  Suzanne venait se promener dans le jardin de son époux. Les deux vieillards qui la voyaient tous les jours entrer pour sa promenade se mirent à la désirer. Ils en perdirent le sens, négligeant de regarder vers le Ciel et oubliant ses justes jugements. Tous deux blessés de cette passion, ils se cachaient l'un l'autre leur tourment. Honteux d'avouer le désir qui les pressait de coucher avec elle, ils n'en rusaient pas moins chaque jour pour la voir.

Ancien testament (Livre de Daniel, chapitre 13, 7-11)

 

JLG

 

KURT MAIR. LA SACRALITA' DELLA META' OSCURA 
 

E' una ricerca profonda e sofferta quella che porta il nordico Kurt Mair alla realizzazione delle sue opere. Una ricerca derivata dagli studi di Educazione artistica, di storia dell’arte, archeologia, dalla frequentazione dei musei antichi del suo paese d’origine, la Germania, colmi di immagini rinascimentali, dalle esperienze condotte nel campo dell’incisione e della litografia condotte a Strasburgo , Colmar ed in Alsazia, patria di Martin Schongauer, uno dei massimi maestri incisori del Quattrocento. Ma anche da una salda coscienza della figurazione internazionale ed italiana del secolo scorso, una coscienza che risale senza esitazioni all’esempio di Felice Casorati, alla temperie di Valori Plastici, alle ricerche dell’Espressionismo ed a tutte quelle esperienze di primo Novecento che hanno cercato di coniugare il concetto di classicismo con quello di modernità. Non si sta parlando di intenti retrospettivi, di citazionismo colto o di altre volontà programmaticamente imitatorie. Mair si “limita” a conoscere, ad apprendere, a rielaborare. 
Con queste premesse, grafica e pittura si compenetrano nell’incedere dell’artista: l’incisione, condotta con spirito quasi morandiano, si colora anche quando manca il pigmento. La pittura si carica di segni e significanti che riportano alla composizione rigorosa della grafica ed ai soggetti prediletti, come le nature morte dal particolare titolo connotativo, o alle figure maschili e femminili simbolo del suo grande amore per la vita. Legato, naturalmente, ad una curiosità incessante, ad un peregrinare continuo, ad un desiderio profondo di riuscire a cogliere in tutto quanto lo circonda il lato oscuro e quello illuminato, la drammaticità e l’allegria velate sempre, queste ultime, da una sana rilettura comico-satirica. Il tutto raccolto nella modernità figurativa, nella correttezza e nell’equilibrio della sintesi formale; in una parola nella civiltà della sua pittura. C’è tanta "inurbanità" nell’arte dei nostri giorni, talvolta intenzionale, talvolta anche positiva, il più delle volte involontaria e infelice, che quando si incontrano eccezioni, non ci si può che rallegrare. "In principio era il disegno", potrebbe affermare l’artista, facendo eco alla più tipica tradizione internazionale. Altrimenti i suoi lavori non si presenterebbero senza quei contorni netti come le linee di confine in una carta geografica, all’interno dei quali il modellato si semplifica per dare finalmente al colore la giusta forza espressiva. Come dal contrasto tra energie divergenti, la vitalità delle immagini di Mair nasce dall’opposizione di colori freddi, atoni, striduli, tipici della sua cultura, e colori caldi (i colori del sole, del sud, del mediterraneo) E di colori caldi si nutrono, in specie, le donne dell’artista, vero fulcro di una produzione dal sapore multietnico. La donna, sempre disponibile ad essere ammirata, è il soggetto che maggiormente sottolinea ora le volumetrie sferiche delle Giunoni del Picasso rappelé à l’ordre, ora le snelle mannequin dalla bellezza più consona all’età od allo stato d’animo della “Marcella” di uno Schiele o di un Kirchner, ora sensuali grovigli di figure che fanno esplodere la carne, il sangue ed il cervello. Stanno, le donne di Mair, in un limbo ambiguo e singolare, a mezza strada tra il realismo più fedele e la sua idealizzazione, tra oggettività, espressione e sacralità. È merito di una cifra stilistica sintetica, precisa ed essenziale allo stesso tempo, di grande efficacia comunicativa, che riesce a sottolineare quanto, per l’artista, la donna sia “quell'elemento” in natura che soddisfa l'uomo da tutti i punti di vista. Donna intesa come “madre”, come “figlia”, all'età della fanciullezza spensierata, “donna amante”, “donna in carriera”, e più in generale proiettata nella società. L’artista certo si ispira a tutti questi tipi di donna nell'esprimere la sua creatività: una donna oggi intesa come figura che, nell'arco del tempo, ha cambiato la sua funzione rafforzando il proprio ruolo e la propria immagine nel tempo. Una figura femminile che lo ispira ed attrae “ferormonicamente” in ordine al punto di vista della sua identità maschile e, quindi, ne coglie gli aspetti più reconditi, lasciandosi peraltro influenzare tantissimo dalla bellezza, dall’osservazione e dalla rappresentazione, cercando di creare un distacco che giunga al punto tale da mettere in condizione di imbarazzo la “metà oscura” che ha rappresentato. Per carpirla e “cogliere l’attimo fuggente” o per fermare, con bulino e pennello, proprio quell’attimo che potrebbe essere eterno, migliore o scomparire nel nulla. 

                                                                                                                                    Giorgio Barberis